01 febbraio 2018

Cronache dalla trattativa Federfarma – episodio 4

Nell’incontro di oggi tra Federfarma e Organizzazioni Sindacali nazionali di categoria Filcams CGIL,  Fisascat CISL, UILtucs, le parti hanno fatto una ricognizione degli argomenti su cui il confronto dovrà approfondirsi nel merito nel corso dei prossimi incontri,  per i quali sono state programmate alcune nuove date.

A cinque anni esatti dalla scadenza dell’accordo di rinnovo siglato il 14 novembre 2011 con vigenza fino al 31 gennaio 2013, le modifiche normative che secondo Federfarma avrebbero attinenza con l’articolato contrattuale sono numerose e complesse, mentre le Organizzazioni sindacali si riservano di valutare nel merito di ciascuna variazione. Per questo la delegazione datoriale ha proposto di analizzare punto per punto nel prossimo incontro le visioni delle parti sugli aggiornamenti che intende proporre.

Le organizzazioni sindacali dei lavoratori proprio facendo riferimento all’ultimo accordo di rinnovo siglato a fine 2011, hanno inteso sottolineare come già allora ci fosse una previsione di confronto da portare rapidamente a sintesi su alcuni temi che rimangono d’attualità, come  la formazione ECM, i trasferimenti nelle aziende che gestiscono più di una farmacia, l’osservatorio dell’Ente Bilaterale sul settore. Federfarma ha condiviso di inserire anche queste materie all’ordine del giorno del prossimo incontro, quantomeno per incardinarle nell’impianto contrattuale .

Per gli approfondimenti necessari alle parti per proseguire il confronto, la data del prossimo incontro è stata fissata per il 5 marzo .

 

 

45 commenti

  • Marco says:

    L’unica vera cosa che ci interessa è un deciso aumento salariale, per le responsabilità che ci competono e la totale mancanza di tutela nel caso ci facessimo una papera. Sulla flessibilità oraria è una necessità, neanche si dovrebbe parlarne perchè ormai solo un orbo non si accorge che il mondo è cambiato.
    Più salario= più professionalità = più formazione; Prendiamoci in carico alcune cose che il paziente fà dal medico come la prescrizione dei farmaci per le cronicità: liberiamo il medico e ci facciamo erogare dall’asl un gettone per il servizio come per l’opencare.

    • redazioneblog says:

      L’unica cosa che interessa a te, Marco, sarà l’aumento salariale. Nella rappresentanza collettiva i punti di vista sono sempre compositi. Tanti qui parlano anche di elementi diversi dalla retribuzione tabellare come prioritari. Della flessibilità se ne parla perchè è un argomento sensibile per la conciliazione tempi di lavoro / tempi di vita, e nessun cambiamento in proposito è irrilevante.
      Sulla formazione siamo d’accordo con te, ma formazione per fare meglio e di più la professione nostra (ad esempio con la MUR), mentre invece per fare i farmacisti prescrittori come tu auspichi (o qualunque altra mansione esuli da quelle previste per la professione del farmacista) sarebbero prima necessarie modifiche di legge che spetterebbe alla rappresentanza ordinistica promuovere.

  • Stefano says:

    Buongiorno volevo solo dire che siamo i laureati meno pagati.nonostante la nostra professionalità e le responsabilità che abbiamo nella vendita dei farmaci,quindi bisognerebbe adeguare il nostro contratto agli altri laureati e non si dovrebbe parlare di euro di aumento di stipendio ma di centinaia di euro, bisognerebbe lottare perche’ venga riconosciuta la nostra professionalità e presenza del territorio, prendiamo in esempio gli altri paesi europei, il nostro stipendio e se va bene la metà: L’Europa esiste solo quando fa comodo: cmq spero in un adeguamento ai livelli europei grazie e buona giornata

  • Antonio says:

    Buon giorno pensate che con l incontro del 5 marzo Sì concluderà il rinnovo del nostro contratto Grazie Antonio

  • Carlo says:

    Buongiorno a tutti;
    una domanda: è già stata calendarizzata la lista dei prossimi incontri ?

  • Enrico says:

    A mio parere per dare maggior valore alla professione aumenterei sì gli stipendi dei colleghi con 2 e 12 anni di esperienza e manterrei pressochè invariato quello dei neo-laureati come me, in modo tale da favorire anche l’entrata nel mondo del lavoro. Cercando però di eliminare anche tutte quelle forme di sfruttamento post-laurea.
    Inoltre trovo sciocco che io non debba maturare i crediti formativi nei primi due anni di iscrizione all’albo, visto che in 5 mesi di lavoro sono stato aggiornato sui nuovi farmaci da colleghi e titolari, il tutto basato sul principio che sono fresco di laurea e quindi preparato sulle nuove generazioni di farmaci…. mentre ben guardando ho studiato sugli stessi programmi e con gli stessi professori dei miei colleghi laureati da più di 10 anni.

    Buona giornata a tutti!

    • Massimo says:

      Da farmacista neolaureato condivido perfettamente le tue opinioni. Bisognerebbe aumentare gli stipendi dei farmacisti con esperienza e durante la trattativa con federfarma impugnare il Decreto Legge del 22 Settembre 2017 che ha aggiornato il tariffario galenico.
      Secondo il quale il costo orario di un farmacista collaboratore è pari a 25,50€ l’ora.
      Come sappiamo un farmacista collaboratore costa al titolare approssimativamente 3 volte lo stipendio mensile erogato. Dunque tenendo fede al decreto bisognerebbe passare dagli attuali 7.20€ netti orari a 8,50€ o una cifra ed essa prossima. Ovviamente capisco che la trattativa sia di ampio respiro e gli argomenti da trattare siano molteplici, ma penso che sul lato economico sia questo il sentiero da seguire.

  • mg says:

    Se si vogliono esercitare e far rispettare i nostri diritti bisogna innanzitutto conoscerli soprattutto quelli legati alla maternità. Io sono una farmacista dipendente nel privato ed ho fatto la tessera per delega, con detrazione in busta paga, così anche il titolare sa che se vuole fare il furbo io so a chi rivolgermi.

  • Alessandro says:

    Io credo che la conditio sine qua non per sbloccare la situazione sia una decisa sterzata dei titolari in direzione di un recupero della qualità del servizio offerto in farmacia..una riqualificazione in tal senso ci permetterebbe di riabbracciare quella professionalità per la quale abbiamo passato tanto tempo sui libri. Per ora prevale la corsa con la Grande Distrinuzione per vendere il piu possibile..oramai le farmacie sebrano suk indiani dove trovi dall’aspirina sino al bastone e l’orecchino..troppa ingordigia.

    • Benedetta- Fiafant says:

      Hai ragione, Alessandro. Il ruolo sanitario del farmacista territoriale andrebbe davvero implementato come tanti progetti sperimentali in corso in diverse province (alcuni promossi da Federfarma e altri da Assofarm) provano a dimostrare sia davvero utile per l’outcome di salute dei cittadini e per i conti del sistema sanitario (per tutti i cronici miglior compliance / meglio stanno/ meno costano ). Il rinnovo della Convenzione in tal senso sarà il momento in cui vedremo il futuro del farmacista territoriale, se dai dati dei progetti sperimentali verrà fuori un sistema di remunerazione delle farmacie da parte del SSN diverso dall’attuale. Dalla nuova Tariffa Nazionale c’è stato un primo segnale di maggior riconoscimento economico della professionalità necessaria alle mansioni complesse. Staremo a vedere. Ma il tavolo del rinnovo del contratto nazionale è un altro tavolo.

  • Antonio says:

    Scusate potrei sapere quanto è la proposta del sindacato di aumento di stipendio e quello di federfarma Grazie

    • redazioneblog says:

      Se hai letto gli articoli con cui questo blog sta raccontando la trattativa , Antonio, avrai capito che la discussione al momento è un po’ più complessa.

      • luca says:

        rispondo io per te antonio. 300 lordi sarebbe il sogno…..150 lordi la proposta( ma mi sembra fantascienza) …….50 lordi sarà ciò che ci verrà dato.

        • redazioneblog says:

          Antonio l’aveva fatta a noi la domanda, no? Le categorie del sogno e della fantascienza partoriti dalla mente di uno e buttati là come proposta economica scollegata da qualunque modifica normativa e da qualunque considerazione sul contesto in una discussione online sono un punto di vista particolare su una trattativa nazionale in corso, Luca, lo ammetterai. Qui vorremmo mantenere il discorso nel merito delle cose serie raccontando via via quello che succede nella trattativa vera, per creare consapevolezza nei colleghi e aprire più possibile alla partecipazione. Nel tavolo vero, la parte economica tabellare verrà discussa dopo aver trattato quella normativa, come sempre succede anche nel rinnovo degli altri contratti. Federfarma in proposito ha un atteggiamento di scarsa disponibilità. Comunque intanto anche la tua fantatrattativa un po’ sta andando avanti, Luca, il 2 febbraio avevi scritto in questa discussione che di euro alla fine ce ne avrebbero dati 20. Ma te l’ha raccontata così un fantasindacato? o hai provato a condurla in proprio con il tuo titolare? Perché a chi non crede all’efficacia dell’attivismo sindacale per l’acquisizione di diritti collettivi ma ritiene di valere molto di più di quanto le tabelle contrattuali gli riconoscano (comunque grazie alle trattative condotte da quelli da cui poco si sente rappresentato), nessuno preclude la via della trattativa individuale. Se hai un sogno così forte, in qualche modo fai qualcosa per realizzarlo.

  • Alice says:

    Purtroppo a Federfarma è sempre importato poco del farmacista collaboratore, ragionano antico come quando avevano il monopolio, la cosa in cui la maggior parte dei titolari che conosco vuole investire meno è il personale, ed è assurdo perchè le medicine, gli integratori naturali e la dermocosmesi non si vendono da soli, più siamo qualificati nel consiglio e meglio è anche per loro! Ci dovrebbero pagare per fare i corsi, le competenze poi le spendiamo a vantaggio dei loro incassi, stringi stringi. Invece risparmiano sulla formazione, vogliono pagare meno possibile gli stipendi, cercano di prendere ancora i neolaureati come stagisti, ci chiedono di fare orari sempre più impossibili per tenere aperto di pìù senza assumere, se rimani incinta è una tragedia, la tendenza è sempre più allo sfruttamento. Sarebbe molto importante essere più uniti, invece ci sono sempre più associazioni e sempre più sindacati, tutti dicono qualcosa sul rinnovo del contratto, tutti hanno una proposta diversa di riforma dell’ENPAF, non ci si capisce nulla, siamo disgregati, le forze ai tavoli sono impari anche perchè i collaboratori sono divisi e Federfarma invece ….

    • redazioneblog says:

      L’ambiente e il clima che racconti sono comuni a tanti colleghi, Alice, purtroppo non c’è dubbio. Esistono titolari di cui in base all’investimento sul personale si potrebbe provare a prevedere con un buon livello di approssimazione già ora il grado di tenuta rispetto all’entrata dei capitali nella titolarità. Quello che finora è stato un problema di clima interno con l’inasprirsi della concorrenza potrebbe diventare un problema di tenuta dei posti di lavoro, qualcosa su questo aspetto dovrà cambiare a vantaggio di tutti . Se c’è una cosa su cui le multinazionali investono in maniera sistematica è proprio la formazione del personale. Sulla trattativa in corso, ci piacerebbe che gli articoli delle “Cronache dalla trattativa” diventassero la fonte di notizie di prima mano per i colleghi proprio per abbassare il livello di confusione, e un po’ lo sono già se anche Farmacista33 li riprende citandoci negli articoli. Andando avanti nella contrattazione, avere un canale di comunicazione attivo sarà importante proprio per essere meno divisi possibile.

    • Benedetta- Fiafant says:

      Nei cinque anni dalla scadenza del contratto, mentre le organizzazioni sindacali confederali Filcams / Fisascat/ Uiltucs chiedevano per due volte al Ministero del Lavoro di essere convocati congiuntamente a Federfarma che si rifiutava di aprire la trattativa di rinnovo (e il Ministro Poletti non li convocava), il senso di impotenza diffuso tra i collaboratori di farmacia ha dato luogo a tante sbandierate iniziative “per farsi sentire” oltre alle nostre (a Farmacistapiù 2016 e 2017), e a una certa vivacità associativa che probabilmente come hai scritto tu fa sì che qualcuno non ci capisca più nulla . Tanti farmacisti hanno un’idea molto vaga di cosa sia un sindacato perchè non se ne sono mai preoccupati, ma c’è un modo semplice per distinguere con solo due criteri base un sindacato da un’associazione professionale, Alice : i sindacati esercitano la rappresentanza contrattando e firmando con le controparti accordi che hanno validità formale, e i sindacati certificano le iscrizioni per delega. Chi non abbia mai fatto queste due cose può essere interprete di una voce della professione ma non è un sindacato. Stare più uniti e più nel merito dei problemi sarebbe sicuramente un primo passo per avere maggior voce collettiva, il chiacchiericcio invece serve a poco se non a confondere le idee e le proposte.
      L’ENPAF è un problema talmente complesso, irrisolto e sentito tra i collaboratori (giustamente) che tutte le associazioni professionali vorrebbero dare un contributo a una riforma che chiediamo tutti da tempo perché ce ne alleggerisca il peso, poi sul come farla qualche punto di vista è diverso. La proposta di Fenagifar di qualche giorno fa per esempio secondo me ha un valore anche se ha dei punti fragili, uno è che ignora completamente che i farmacisti hanno già una previdenza complementare -secondo pilastro- nei contratto nazionale, e che FonTe (il fondo pensione che condividiamo con gli altri lavoratori dei contratti del terziario) è stato anche il fondo pensione coi rendimenti più alti degli ultimi anni (erano ottimi anche prima, ora sono i migliori). I sindacati invece di norma si astengono sul tema della previdenza professionale perchè ENPAF è materia ordinistica (la legge che ci obbliga a pagarlo è la stessa legge del 1946 che istituì o meglio ripristinò gli Ordini professionali, non sono le regole della previdenza generale)

  • Alessandro says:

    Vero quel che dici Benedetta ma io non intendo attendere passivamente il compiersi del mio destino come ti ho erroneamente comunicato…cerco solo di capire in quale direzione ci si possa muovere per essere efficaci…la differenza tra me e te è che tu credi ancora nell’ipotetica forza di un gruppo organizzato e coeso senza sapere come ottenerlo mentre io no. Probabilmente sei più giovane di me e più esuberante quindi ti comprendo…qui parliamo di ottenere concessioni da una categoria che ad oggi è riuscita a bloccare perfino l’apertura di nuove sedi farmaceutiche a sette anni circa dal concorso. Non basta che tu mi dica di mobilitarmi ed organizzarmi…mi devi spiegare come..

    • Benedetta- Fiafant says:

      Sono una signora, l’età è affar mio 😉 ma ho 14 anni di professione alle spalle sia in farmacia privata da neolaureata (un’esperienza in piena violazione dell’articolo 18 del nostro Codice Deontologico ) che poi in farmacia comunale, dove sono stata eletta come delegata CGIL sette anni fa e dirigente sindacale poi. Nel frattempo ho cominciato a impegnarmi anche in Fiafant (tra le associazioni professionali quella che storicamente collabora con la FilcamsCGIL), e sono abbastanza esuberante da crederci ancora a prescindere dall’età o -io preferisco dirla così- non sono tanto arrendevole per indole. Grazie per la comprensione, comunque. Credo nella forza del gruppo organizzato perchè mi confronto quotidianamente con farmacisti di tutta Italia che lavorano nei più diversi contesti e hanno problemi tutti riconducibili agli stessi macrotemi . Quando non è tutela individuale ma azione collettiva si ottiene sempre di più, e anche il disagio di esporsi si supera meglio. Dovremmo farci sentire più forte tutti insieme, perchè nel settore che si trasforma con l’entrata dei capitali anche certi equilibri cristallizzati cambieranno, ma per contrattare a nostro vantaggio i cambiamenti servirà sempre più essere coesi e capaci di esercitare forme di pressione coerente. Mi interesserebbe fare qui una discussione partecipativa sul come, Alessandro, non ho niente da spiegare ma voglia di inventare, disponibilità a costruire, un po’ di esperienza e qualche idea sì .
      Ad esempio ritengo che questo blog come strumento di informazione aperto alla partecipazione sia sicuramente una modalità di svolgere attività sindacale per i colleghi che si occupano della redazione, ma è anche uno strumento organizzativo che ci viene offerto per coinvolgere nella discussione anche chi non è mai entrato in una sede sindacale e non crede che ne valga la pena . Discutiamone, in che direzione muoversi per essere efficaci, ma poi muoviamoci

  • Leo says:

    …e intanto noi dipendenti andiamo ancora avanti con il solito pane ed acqua…

    • redazioneblog says:

      Se Federfarma avesse mostrato disponibilità a metterci molta marmellata sul nostro pane, probabilmente la trattativa andrebbe avanti più svelta.

      • luca says:

        e pensate che federfarma sia disposta a mettere la marmellata sul nostro pane? non accadrà mai, facciamocene una ragione, rassegnamoci ad avere i soliti 20 euro lordi mensili.

        • redazioneblog says:

          Si fa attività sindacale perché si crede nella possibilità di migliorare così le proprie condizioni collettive di lavoro, contrattandole. Ottenere qualcosa non è mai facile. Ma senza farla, non arriverebbero né 10 né 20 né 100 euro. La scala mobile è stata abolita diversi anni fa, senza contrattazione non c’è nessun automatismo nell’aumento degli stipendi, la rassegnazione è un sentimento che non possiamo permetterci quando vogliamo qualcosa.

  • francesco says:

    Ancora con la formazione ECM come se bastassero due quiz risposti a caso, segnarsi le risposte errate e rifarlo corretto sia un buon aggiornamento professionale. La maggiore professionalità, se a questo si vuol mirare passa per specializzazioni (farmacia ospedaliera o farmacologia), seconde lauree, master II livello e tutte le istruzioni universitarie…la sola laurea in Farmacia non basta più perchè la farmaceutica è cambiata con nuovi farmaci innovativi (epatite c, fibrosi cistica, oncologia target terapy) con farmaci biologici (immunoncologia, anticorpi monoclonali, le nuovissime CAR-T in campo della leucemia) con biosimilari e nuovi meccanismi d’azione che nel corso di laurea normale non viene fatto ma che i clienti/pazienti avvolte conoscono più di te farmacista perchè affrontano terapie croniche di cui gli attuali farmacisti dietro al bancone a vendere la cardioaspirina neanche sono a conoscenza e per questo impossibilitati a dispensare il bene più prezioso che una farmacia possa fare: “il consiglio”. Con tutto il rispetto dei sindacati confederali io dubito fortemente che sono a conoscenza di questo scenario farmaceutico e abbiano le conoscenze scientifiche giuste per far capire l’importanza di una formazione che Federfarma vuole negare perchè ha paura di pagare di più un farmacista maggiormente “specializzato”. Gli ECM sono un’altra cosa e il vero aggiornamento si svolge all’università investendo tasse universitarie che hanno costi non economici e per questo i farmacisti non sono tutti uguali e chi si aggiorna sicuramente dietro il bancone svolge un altro servizio che non può essere ugualmente remunerato se si vuol mantenere per l’istituzione farmacia anche un ruolo sanitario. Altrimenti dichiariamoci negozio e puro commercio di cose al pari di un supermercato e finiamola con il doppio ruolo etico e commerciale…

    • redazioneblog says:

      I sindacati confederali al tavolo non hanno da discutere le interazioni dei biosimilari, Francesco, hanno da trattare e poi riscrivere articoli di un contratto nazionale e per fare questo con tutto il rispetto per la preparazione culturale di un farmacista (che è anche quella di chi ti sta rispondendo) servono anche le competenze giuslavoristiche, e per portare avanti una trattativa di quel livello serve esperienza sindacale e visione politica. E’ chiaro che le delegazioni confederali sono miste, al tavolo ci vanno farmacisti e non farmacisti, perché servono competenze diverse.
      Nei contratti nazionali si contratta l’aggiornamento professionale, non la preparazione universitaria, e l’aggiornamento professionale del farmacista che l’Ordine richiede è l’ECM. Un sistema con tanti limiti (come del resto li ha un professionista che, come dici tu, mentre fa il doveroso aggiornamento copia come un ragazzino di terza media). Però è normato dal Ministero della Salute e accettato dalla FOFI. Non è qui che possiamo migliorarlo. Invece migliorarne l’accesso e concordare linee guida e piani formativi è un tema alla portata della contrattazione.

    • Benedetta- Fiafant says:

      Francesco mi piace il tuo rispetto per il sindacato confederale e lo condivido, ma mi pare che tu creda che i farmacisti non siano rappresentati dentro le strutture sindacali e quindi i loro bisogni siano sconosciuti a chi contratta per loro. Invece non è così : ci sono gli iscritti e i delegati sindacali nelle aziende di farmacie, ci sono farmacisti nei direttivi sindacali a tutti i livelli, c’è il Coordinamento nazionale dei delegati delle farmacie, ci sono farmacisti nelle delegazioni trattanti . Colleghi che sono convinti che come in tutti gli altri settori per farsi rappresentare bisogna spendersi in prima persona, dalla semplice iscrizione all’attivismo alla partecipazione alla vita politica delle organizzazioni sindacali e a quella delle associazioni professionali.
      Fiafant lavora con la FilcamsCGIL per esercitare in tutti i contesti la rappresentanza di chi lavora in farmacia, per ottenere maggior riconoscimento professionale e più diritti, e partecipa alla Consulta del Lavoro Professionale in CGIL. Ti invito, se partecipi a Farmacistapiù, a venire allo stand di Fiafant per conoscere i farmacisti che credono nel sindacato confederale e che ci partecipano attivamente.

      • luca says:

        sono talmente presenti che il nostro stipendio è simile a quello di una colf…..sono talmente presenti che il nostro stipendio è fermo da 5 anni……sono talmente presenti che lavoriamo più delle ore di un orologio….sono tra l altro talmente presenti che LA STORIA MI SA TANTO CHE SI RIPETERà ….ma fatemi il piacere su

        • Benedetta- Fiafant says:

          Più siamo e più conteremo, Luca. Tu finora dov’eri? Prendi contatto con noi e vediamo come ti puoi impegnare anche tu per farci essere più presenti dove non riusciamo ad arrivare e far sì che cambino i rapporti di forza e “la storia non si ripeta “, come dici. Siamo più presenti nelle farmacie comunali, da sempre, e siamo anche tanti in quel contesto, tanto da trattare – come delegati sindacali al tavolo insieme ai funzionari territoriali- contratti integrativi con miglioramenti sia economici che normativi in quasi tutte le aziende (anche in parecchie di quelle già da vent’anni gestite dalle multinazionali). Siamo meno e meno visibili nelle farmacie private perché anche i colleghi che chiedono informazioni e tutela individuale spesso preferiscono iscriversi senza farlo sapere al titolare, anche se ne conosco altri serenamente iscritti per delega alla FilcamsCGIL da anni con la trattenuta in busta paga (sarà che vivo in una di quelle che si chiamavano “regioni rosse”?). Ma per migliorare le condizioni di lavoro in tutte le farmacie, specialmente in prospettiva, c’è bisogno della partecipazione anche di chi fino ad oggi non ha partecipato mai. Il sindacato e l’associazionismo si fanno in prima persona, sennò è come per chi si astiene dal voto politico: decidono gli altri.

          • Alessandro says:

            Come dice Luca il rapporto di forza è straordinariamente a loro favore e noi abbiamo potere contrattuale quasi nullo,siamo ricattabili…per chi ha vissuto o vive la professione di farmacista collaboratore dall’interno è lampante come già si faccia fatica o godere anche solo di quei diritti di cui già godiamo. Per ottenere un permesso occorre una contrattazione faticosa ed un preavviso a volte di settimane. Ciò di cui parlo è chiaro a tutti i miei colleghi tranne che ai nostri rappresentanti…

          • Benedetta- Fiafant says:

            E vabbè….. Tutti i lavoratori sono in qualche modo ricattabili, eppure anche i riders di Foodora o i magazzinieri di Amazon o le segretarie degli avvocati (e anche i giovani avvocati!) provano a organizzarsi sindacalmente per farsi sentire e chiedere condizioni di lavoro migliori . Sfogarsi su quale contratto dovremmo avere, quanto dovremmo guadagnare, quanto rispetto in più meriteremmo, e poi concludere che comunque essendo ricattabili non ci muoveremo mai in alcuna forma di protesta é un esercizio ozioso dopo un po’, e sterile .
            Per andare in direzione dei diritti che vorremmo veder consolidati nel contratto, chi ce la dovrebbe mettere la forza per girare lo sterzo? Organizziamoci!

          • redazioneblog says:

            Chi vive dall’interno la professione di farmacista collaboratore, Alessandro, sa che senza il nostro lavoro le farmacie non funzionerebbero, e che la ricchezza di una farmacia privata la fa un titolare intelligente nel gestirla ma anche il livello professionale dei suoi collaboratori, il loro impegno e l’empatia con gli utenti. Questi elementi sono il nostro articolo 18. Potremmo provare a meditare un po’ su questa consapevolezza.

          • francesco says:

            Siete più presenti nelle farmacie comunali ma non mi pare che il contratto delle farmacie comunali sia molto migliorativo, è solo rinnovato ma le condizioni sono paragonabili. Il vostro slogan come sindacati è più siamo più contiamo (iscrizione prima di ottenere qualcosa), noi collaboratori siccome siamo molto scettici sull’ottenere qualcosa abbiamo bisogno di maggiore fiducia che in questi anni è pari a zero (per cui prima otteniamo qualcosa in linea con l’anno 2018 e le iscrizioni credo avverranno con forza a partire dallo scrivente). Altrimenti va bene cosi e per mio parere personale se si deve rifirmare un contratto ridicolo è meglio non firmarlo e andare avanti con quello attuale almeno non saremo “cornuti e mazziati”.

          • redazioneblog says:

            Non siamo i sindacati, siamo lavoratori delle farmacie che fanno attività sindacale in Filcams CGIL, Francesco, cioè farmacisti come te ma poco scettici a livello teorico perché molto concreti a livello pratico. Quando qualcuno di noi mette la firma su un accordo, come ha scritto Benedetta, e i nostri colleghi lo approvano in assemblea ci pare di aver ottenuto una cosa buona per tutti. Il rinnovo Assofarm 2013 per chi di noi lavora nelle comunali è stato una bella lotta, e la rifaremmo domani per difenderlo. Ci sono decine di colleghi, nelle aziende di Admenta che ora applicano il contratto Federfarma, che sono ancora in vertenza in Tribunale per vedersi riconosciuti quei diritti. Dillo a loro che sono quasi uguali. Se invece vuoi sostenerlo qui, mettiamoci a confrontare i due contratti per temi e vediamo se la lotta sindacale organizzata fa o no la differenza. Più e prima dell’ iscrizione formale al sindacato, nelle lotte pesa la partecipazione per ottenere qualcosa.
            P.S. Il parere personale sull’ipotesi di rinnovo ridicolo probabilmente è la cosa più condivisibile che hai scritto

          • francesco says:

            I punti cruciali di un contratto sono oltre alla parte economica quella riguardante l’orario di lavoro poco regolamentato con le relative maggiorazioni e l’argomento riguardante formazione e diritto allo studio. Su questi punti il contratto Assofarm non è migliorativo…Del resto questi sono i punti dove le associazioni datoriali sono poco aperte e, se non ci possiamo fare niente, vorrei che il sindacato che mi rappresenti e che mi chiede l’iscrizione, non firmi alcun rinnovo perchè di 10 euro in più a fine mese senza un regolamento orario che garantisca una buona alternanza lavoro-riposo e giusta paga davvero non ne abbiamo bisogno. Ma del resto voi colleghi, se siete davvero colleghi come me, perchè la pensate in maniera differente, questo davvero non me lo so spiegare e qualcosa non mi torna…se non possiamo ottenere di più perchè federfarma è più forte almeno possiamo scegliere di non firmare e darci così almeno un po’ di dignità che ormai abbiamo perso da tempo!
            Grazie comunque delle risposte, poi se volete convincermi di persona e discutere anche di persona lo faccio ben volentieri perchè vorrei tanto avere torto e capire come la partecipazione possa fare di più, ma per quanto leggo su cosa viene discusso agli incontri mi sale uno sconforto e una depressione che mi tolgono ogni speranza.

          • redazioneblog says:

            I temi che citi sono tutti temi importanti, Francesco, e su tutti il contratto Assofarm è migliorativo rispetto a quello Federfarma. Chi lavora per Admenta ed è passato forzatamente da un’applicazione contrattuale all’altra lo sa bene, ma non facciamo di questi elementi di differenza il centro della discussione. La dignità si afferma contrattando per ottenere condizioni migliori, Federfarma è sempre stata forte e i collaboratori di farmacia privata invece poco organizzati e poco coinvolti, ci piacerebbe provare a cambiare un po’ schema di gioco. Lo sconforto non ha mai portato alcuno a ottenere nulla, se non la prescrizione di un ansiolitico e un gastroprotettore.

          • francesco says:

            Lo sconforto ormai è talmente cronico che ormai è uno stile di vita di cui non si fa neanche più caso e si è arrivati al punto che la prescrizione di gastroprotettori e benzodiazepine è superflua. La situazione è talmente grave che si è persa la fiducia e la speranza, quella che ti fa pensare che questo rinnovo sia quello buono e magari non lo è e ci si arrabbia…ecco non ci si arrabbia neanche più perchè si è proprio abbandonato il pensiero che chi siede al tavolo con federfarma abbia almeno il coraggio di non firmare alcun rinnovo se non è almeno in linea con contratti del terziario aggiornati (quello Assofarm sono tornato a rileggerlo e ripeto che non è migliorativo, ovvero lo è minimamente perchè è più aggiornato, ma non una svolta chiara e limpida…addirittura mi è balzato agli occhi che il notturno a battenti chiusi è al 10% e non al 16% come federfarma….poi se mi sbaglio vorrei capire cosa c’è di migliorativo in modo determinante nell’orario, nelle maggiorazioni e nel diritto studio oltre alla somma ridicola di incremento stipendiale). E comunque io vorrei partecipare alla vita sindacale e capire se la mia voce conta o volete solo l’iscrizione dei farmacisti collaboratori (e una volta iscritto non pretendo forza sindacale..ma almeno che il contratto non venga fatto se non è adeguato, se non a uno stile di vita di una persona laureata, almeno a uno stile di vita in linea con l’anno 2018). Sto a Roma, zona Magliana, dove devo andare? Io ho un’idea che mi balza in testa per cominciare a scardinare la lobby federfarma e la conoscete pure voi visto lo spot su youtube: far conoscere alle persone clienti le condizioni che impone federfarma perchè il pensiero comune è che il farmacista collaboratore prende oltre 2000 euro netti al mese….facciamo pubblicità con volantini….rendiamo pubbliche le pessime condizioni lavorative e indirettamente screditiamo con la loro stessa moneta un’associazione datoriale davanti al bene più prezioso: il cliente. Per questo sarei pronto a investire anche più della somma di iscrizione al sindacato! Poi con l’arrivo dei capitali (di cui tutti noi collaboratori non possiamo che essere felici affinché ci sia più concorrenza tra datori di lavoro) federfarma comincia ad essere già un po’ meno lobby e noi collaboratori se al momento non abbiamo forza contrattuale per cambiare il contratto possiamo fare sicuramente due cose per dimostrarci più coesi e sicuri di cosa vogliamo: non firmare alcun rinnovo e palesare sia alle istituzioni (ma qui poco importa visto che nelle istituzioni i farmacisti sono tutti titolari e anche i non titolari lo sono perchè cedono la farmacia al parente e risultano non titolari…..che genio quel senatore!!) sia al nostro pubblico le condizioni lavorative che non vengono rinnovate da cinque anni in maniera adeguata….io dico che funziona!

          • Benedetta-Fiafant says:

            Bravo Francesco, hai studiato 😉 ! Io stimo sempre chi studia per argomentare, anche quando non siamo d’accordo. La maggiorazione del servizio notturno a battenti chiusi è uno dei soli due elementi marginali sui quali il contratto Assofarm non riconosce ai lavoratori condizioni migliori di quello Federfarma (l’altro ti lascio il piacere di cercarlo da solo, vale circa 90 euro l’anno ma solo apparenti) . Mentre studiavi però di certo non ti saranno sfuggiti argomenti più corposi, come l’esistenza dell’assistenza sanitaria integrativa di Fondo Est (che vale un recupero anche di un migliaio di euro l’anno tra fatture rimborsate o prestazioni erogate, come visite specialistiche, analisi, dentista etc), la formazione ECM garantita per tutti i crediti necessari e in orario di lavoro, i permessi studio, la maternità obbligatoria integrata al 100% e il part time post maternità (siamo così tante donne in farmacia!), le domeniche di apertura extra guardia farmaceutica a rotazione equilibrata sul personale e con le maggiorazioni più alte che arrivano anche al 50% invece che il 13% di Federfarma, tutto il capitolo dei diritti sindacali e la contrattazione anche aziendale. E se poi 107 euro al mese sono una cifra ridicola per te, io l’ho presa volentieri in questi anni, ed era allineata con i rinnovi contrattuali negli altri settori negli anni della crisi e della bassissima inflazione.

            Sullo stile di vita adeguato a una persona laureata in Italia nel 2018 mi permetto di svegliarti dal sogno e ti invito a leggere i risultati dell’indagine “Vita da Professionisti” realizzata un paio d’anni fa dalla Consulta del Lavoro Professionale della CGIL a cui partecipiamo, troverai le risposte di architetti, avvocati e tanti altri con dati attuali e piuttosto inquietanti che parlano di precariato spinto, redditi deprimenti e situazione contributiva da rivedere, niente di più roseo di quello che conosciamo noi. C’è molto lavoro da fare di questi tempi sul tema del riconoscimento del valore del lavoro professionale in Italia e in CGIL si prova a farlo rappresentando i bisogni anche di questo tipo di lavoratori, perché le generazioni più formate della storia di questo paese sebbene high skilled sono ancora diffusamente sottooccupate e sottoretribuite. I dottorandi poco tempo fa hanno dovuto fare una lotta titanica, che all’inizio sembrava impossibile, a fianco del sindacato -la FLC, che è la categoria CGIL della scuola e dell’università- per ottenere il diritto alla DIS-COLL, perché tre anni di ricerca universitaria precaria non veniva considerata attività lavorativa ai fini del diritto a un periodo di sussidio di disoccupazione… siamo un paese in cui la situazione offerta ai laureati in generale è talmente rosea che, te lo ridico, i dottorandi hanno dovuto fare la lotta per ottenere il diritto a richiedere un piccolo sussidio di disoccupazione dopo la fine del dottorato…. perché se sei tanto formato rischi che il tuo destino sia di non trovare un lavoro o metterci più tempo, e per ottenere un welfare minimo puoi aver anche bisogno di andare in piazza e neanche una volta sola!
            Riguardo alla tua idea di fare una campagna di comunicazione sulla reputazione della controparte, come è stato fatto recentemente con Ikea (apparentemente tanto family friendly!) sul caso di Marika la mamma licenziata, anche secondo la mia opinione personale questo potrebbe essere uno degli spunti su cui provare a lavorare in maniera creativa se ci fosse per qualche motivo una interruzione del percorso del rinnovo. Per ora molti elementi della proposta non sono chiari, ci sarà modo di confrontarsi ancora prima che la trattativa arrivi a un esito su cui esprimere una posizione. Le posizioni della CGIL nascono attraverso percorsi di condivisione coi lavoratori e i delegati, sempre.

          • redazioneblog says:

            Francesco nel merito ci sembra che la risposta che ti ha dato Benedetta sia già piuttosto esaustiva. Aggiungiamo solo che se sei di Roma e come dici avresti voglia di cominciare a partecipare alla vita sindacale, la Filcams Roma-Lazio sta in Piazza Vittorio, puoi prendere lì un appuntamento con il funzionario che si occupa delle farmacie di Roma per parlare con lui, oppure intanto scriverci nell’area contatti del blog dandoci qualche riferimento in più

          • francesco says:

            Grazie per gli apprezzamenti per lo studio. Non ho letto in maniera approfondita tutto ciò che mi hai elencato però ho approfondito la questione paga a confronto: 107 euro in più derivano da 1996,97 – 1889,97 che sono le paghe Assofarm (più aggiornato) e Federfarma (meno aggiornato) del farmacista 1 livello. Ma per il farmacista 1 livello+2 anni mentre Assofarm è invariato Federfarma ha una paga di 1989,97….ovvero Assofarm elargisce 7 euro in più…ecco la cifra ridicola. Ci vuole del tempo per controllare tutte le voci che mi hai detto e lavorando H24 ho poco tempo però pian piano lo faccio: a proposito di flessibilità oraria rispondo in ritardo perchè in questo inizio settimana ho lavorato davvero H24 facendo la notte di lunedì (entro 19:30 lunedì) e staccando alle 19:30 di martedì (ovviamente senza preavviso perchè la mattina di martedì una collega si è ammalata). La questione oraria forse credo sia pure più importante di avere 7 euro lordi in più al mese. Appena ho tempo a Piazza Vittorio vengo e lo prometto sempre se nel frattempo non viene firmato il contratto ridicolo che, vista la nostra poca forza contrattuale che ribadite a tutti anche voi, spero non venga proprio firmato per non dare soddisfazione a federfarma di farci anche un piacere a rinnovarlo.

          • redazioneblog says:

            C’è un limite anche all’arroganza, Francesco, l’indennità speciale di 100 euro al +2 e 130 al +12 c’è anche in Assofarm. Il farmacista collaboratore con anzianità +2anni= stipendio 2096 lordi, quindi la differenza è 107 sempre. Non è corretto usare argomentazioni fasulle per sostenere la propria tesi. Un conto è avere un’opinione, un conto è sostenere cose non vere.
            Col ridicolo quindi intanto vacci piano e comunque gli approfondimenti falli per bene se proprio hai voglia di fare questo gioco, siamo sereni e non abbiamo neanche bisogno di perderci tutto il tempo che ci perdi tu , aver partecipato alle plenarie di quella trattativa nazionale e avere quel contratto in busta paga e usarlo nella contrattazione aziendale dà ad alcuni di noi un certo vantaggio dialettico sull’argomento, non solo a Benedetta. Conoscere diritti, doveri e margini di trattativa è lo strumento fondamentale per rappresentare i colleghi e tutelarci tutti. Anche nell’area contatti di questo blog arrivano spesso domande di colleghi di farmacie di tutti i tipi che hanno bisogno di sapere se hanno diritto o no a qualcosa, la prima tutela sindacale è sempre l’informazione. Sul conoscere i contratti nazionali delle farmacie (tutti e due) e le leggi con cui si intersecano ce la giochiamo quando vuoi, ma non serve a granchè farlo qui (a parte che a farti capire che non puoi prenderci in giro).
            Ieri invece abbiamo fatto scoprire a una collega in maternità che quando rientra potrà chiedere due ore al giorno di permesso retribuito finchè il bambino non compie un anno. Non c’è scritto nel contratto nazionale, e lei non lo sapeva, come non lo sanno in tante. Le associazioni dei titolari che di solito fanno le buste paga di tutti spesso si guardano bene dallo spiegartelo, anzi al rientro dalla maternità premono perché tu consumi le ferie arretrate prima possibile. Non le abbiamo chiesto di iscriversi per spiegarle i suoi diritti. Ma ci siamo fatti trovare (tramite il blog) e ci siamo fatti trovare pronti ad aiutarla. Si crea un legame. Si chiama solidarietà ed è il primo principio su cui è nato il sindacato, ed è un valore che ancora abbiamo l’orgoglio di praticare. Si chiamavano Società di Mutuo Soccorso all’inizio, lo sapevi? Mutuo Soccorso è condividere strumenti e battaglie, ma in primis bisogna sentirsi dalla stessa parte, quindi fuoco amico anche meno, grazie. Gli atteggiamenti malpancisti antisindacato “è tutto inutile, tutto ridicolo” (e se vuoi aggiungiamo anche il sottinteso “siete tutti uguali”) a cosa/ chi sono utili? Il cui prodest è un fattore chiave su cui riflettere quando si esprime una posizione, Francesco. Ti invitiamo a riflettere sullo spreco di energie più utilmente impiegabili.
            A dare disponibilità a fare l’orario che ci hai raccontato comunque stai attento (ti puoi rifiutare serenamente perché è vietato dalla legge sulla sicurezza sul lavoro, tanto è vero che potremmo scommettere che quell’orario non comparirà come tale nella tua busta paga), fare anche il giorno dopo la notte alza il rischio di commettere errori di dispensazione per stanchezza e poi la responsabilità sarebbe tua. Anche in caso di emergenza organizzativa certe cose andrebbero evitate, sono pericolose per il professionista sanitario e per la salute pubblica. E da certe richieste ci si può difendere legittimamente.
            Quindi da qui torniamo al tema vero, vuoi? La questione orari è molto importante anche secondo noi. Sarebbe bene che fossero molti colleghi a rispondere al nostro sondaggio sulla gestione della flessibilità , quei risultati saranno utili come strumento dialettico alla delegazione trattante.
            Il rinnovo del contratto nazionale è in fase di trattativa e il percorso non è semplice, ma sulla poca forza comunque sono alcuni di voi a insistere , principalmente, Francesco ! Noi anzi tentiamo di far capire invece che vale la pena provare a organizzarsi di più perchè ci sono comunque leve da usare e le trattative non si fanno coi capricci ma ragionando sui problemi veri , usando con intelligenza e consapevolezza le leve che si hanno e cercando di costruire soluzioni praticabili per tutti. Chi lavora in farmacia ha bisogno del rinnovo del contratto, ma ha bisogno di un buon rinnovo.
            P.s. per parlare con il funzionario FilcamsCGIL che si occupa delle farmacie di Roma prendici un appuntamento, non ci andare a caso, il lavoro del sindacalista chi lo fa per bene lo fa poco alla scrivania dell’ufficio.

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