24 aprile 2018

ENPAF, incontro plenario sulla riforma da fare

Ieri 23 aprile si è tenuta nella sede di ENPAF l’ audizione plenaria delle rappresentanze della professione in merito al progetto di riforma del Regolamento previdenziale.

Tutte le rappresentanze professionali negli ultimi mesi erano state convocate per proporre il loro contributo alla riforma , ritenuta da tutti necessaria e urgente, e di alcune proposte si era molto sentito parlare pubblicamente (la petizione di Fenagifar, l’associazione dei giovani farmacisti, aveva smosso la discussione) . Dispiace aver constatato l’assenza all’audizione plenaria proprio di Federfarma e di Fenagifar, nonostante avessero preso posizioni forti sulla riforma dell’ente previdenziale di tutti i farmacisti. Ancora una volta in questo settore sembra che ci siano difficoltà a praticare una cultura del confronto aperto e della mediazione tra portatori di interessi diversi ma tutti legittimi.

Su ENPAF, la prima cosa da tenere presente quando si parla della riforma del Regolamento previdenziale è il perimetro normativo in cui ogni proposta si deve muovere, cioè che la legge del 1946 che regolamenta l’Ordine professionale obbliga tutti i farmacisti iscritti ad essere anche iscritti alla cassa di previdenza, e l’attuale legge che regola la stabilità finanziaria degli Enti previdenziali e quindi sottopone ogni modifica dei loro Regolamenti all’approvazione del Ministero dell’Economia , per garantire una prospettiva di sostenibilità a 50 anni. Cambiare queste due leggi sarebbe molto più complesso delle modifiche del Regolamento, è stato detto ancora una volta al tavolo di ieri,  e richiederebbe quantomeno una volontà coesa di tutta la professione a partire dalla FOFI .

La Filcams CGIL ha partecipato all’audizione a ENPAF per rappresentare la posizione dei farmacisti dipendenti delle farmacie pubbliche e private riguardo alla riforma del Regolamento previdenziale di ENPAF , condivisa da Fiafant che già l’aveva rappresentata in una prima audizione il 7 marzo. I farmacisti che lavorano come dipendenti sono obbligati alla doppia contribuzione INPS+ENPAF , e in nessun caso la riforma dovrebbe peggiorare il carico contributivo che grava su di loro, considerata anche la situazione attuale del mercato del lavoro nel settore, che mette in difficoltà tanti farmacisti per mantenere l’iscrizione all’Ordine.  Una contribuzione proporzionale al reddito da professione, che per i dipendenti gravi meno dell’attuale 15% del contributo pieno, tenendo conto che versano già ad INPS come primo pilastro contributivo, potrebbe essere la soluzione che pur con sfumature diverse le rappresentanze sindacali dei dipendenti e le associazioni professionali dei non titolari di farmacia paiono trovare condivisibile. A ognuno poi la responsabilità di scegliere se integrare la propria pensione futura di primo pilastro con l’adesione alla previdenza complementare a cui versare il TFR .

La percentuale sul fatturato SSN che è dovuta a ENPAF da tutte le farmacie pubbliche e private, e sarà dovuta seppur in misura diversa anche dalle farmacie “dei capitali”, deve continuare secondo la Filcams a produrre effetti sul ritorno previdenziale di tutti coloro che professionalmente svolgono il compito dell’erogazione del farmaco ai cittadini , e quindi di tutti i farmacisti iscritti alla cassa.

Riguardo alle situazioni maggiormente critiche rispetto al Regolamento, la Filcams ha sottolineato come non si possa arrivare alla fine del 2018 senza aver trovato una soluzione per i farmacisti che avendo accumulato più di cinque anni di disoccupazione per i criteri ENPAF – che può anche voler dire aver lavorato cinque mesi l’anno – non avrebbero più la possibilità di chiedere la riduzione del contributo negli anni successivi se permangono in disoccupazione. Se come sostiene ENPAF  non è possibile avere l’autorizzazione del Ministero a prorogare la deroga a 7 anni della contribuzione ridotta, è urgente trovare un altro meccanismo che non li costringa alla cancellazione dall’Ordine.

La Filcams  ha chiesto di nuovo anche una soluzione per la situazione di chi ha avuto carriere discontinue, e ora si trova una regolamentazione della possibilità del cumulo non oneroso dei periodi non coincidenti tra casse diverse dato dalla legge 232 del 2016  (benvenuto! ma) che non consente di tener conto del riscatto degli anni di laurea in ENPAF ai fini della maturazione del diritto, neanche per chi li ha riscattati con i Regolamenti previgenti e potrebbe usufruire ora della nuova normativa sul cumulo .

Riguardo alle soluzioni tecniche, è stata dichiarata la disponibilità di tutti i partecipanti all’incontro, una volta condivisi i principi ispiratori della riforma, a rivedersi per confrontarsi ancora nel merito degli strumenti concretizzabili.

 

 

 

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