14 febbraio 2019

Lavoro in farmacia e gravidanza

“Sono incinta, fino a quando posso lavorare? Chi lo decide?” è una domanda che si fanno in tante di fronte a un test di gravidanza positivo, e spesso ottengono tante informazioni diverse da fonti diverse, magari non tutte attendibili e alcune sicuramente approssimative .

Proviamo a fare un po’ di chiarezza su come tutto questo è regolato nel contesto delle farmacie e parafarmacie, aggiungendo magari un po’ di bibliografia utile, a disposizione delle colleghe a cui può servire. Gli aspetti generali del congedo di maternità, obbligatorio e facoltativo, sono regolati per lo più dal D lgs 151/2001, il Testo unico sulla maternità , e comprendono anche il divieto di licenziamento (salvo giusta causa) dal momento della comunicazione della gravidanza fino al compimento dell’anno di età del bambino. Dopo l’entrata in vigore del decreto 81/08, cioè l’attuale normativa vigente in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, è diventato obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro la tenuta del DVR (documento di valutazione dei rischi) e nel DVR la valutazione dei rischi specifici correlati a ciascuna mansione.

La mansione di farmacista viene correntemente valutata a rischio in gravidanza per vari aspetti , principalmente per la postura in piedi la maggior parte del tempo e per il contatto con sostanze chimiche nella galenica (e in modo abbastanza variabile riguardo al rischio biologico) quindi incompatibile con la gravidanza, o compatibile con accorgimenti e limitazioni per ridurre i rischi : ad esempio l’astensione dalla galenica e l’ essere addetta per metà orario a svolgere mansioni che non comportino lo stare necessariamente in piedi (tariffazione, scadenze farmaci, invio e carico informatico degli ordini etc). Le prescrizioni limitative le fa il medico competente su richiesta dell’azienda quando la lavoratrice comunica la gravidanza . Inoltre c’è il divieto di adibire la lavoratrice incinta ai turni notturni.

Tutte le lavoratrici dovrebbero essere informate della necessità di comunicare immediatamente al datore di lavoro la gravidanza, perchè il datore di lavoro (che è responsabile della sicurezza di chi lavora per lui) possa attivare le procedure previste:

  • del DVR dovrebbe già essere stato valutato insieme al RLS il rischio specifico in gravidanza per la mansione di farmacista e per la magazziniera (che al rischio posturale aggiunge la movimentazione di pesi), se ci sono tra le lavoratrici donne in età fertile;
  • si dovrebbe informare subito della gravidanza il Medico Competente dell’azienda, per confermare la specifica valutazione dei rischi e la prescrizione delle relative limitazioni da applicare ;
  • se non è possibile applicare limitazioni o cambiamenti di mansione idonei a ridurre i rischi, il datore di lavoro può dichiararlo con l’apposito modulo e la lavoratrice potrà andare all’Ispettorato del lavoro , nell’ ufficio dedicato alle maternità, per chiedere di essere collocata in astensione anticipata dal lavoro in gravidanza,  per rischio correlato alla mansione – qui la modulistica di richiesta, da compilare anche da parte del datore di lavoro (è necessario allegare anche la valutazione del rischio per la mansione specifica fatta nel DVR);
  • con il foglio dell’Ispettorato che dispone l’astensione poi si può andare a un Patronato (quello della CGIL si chiama INCA e le donne in gravidanza hanno la precedenza sugli altri utenti) per comunicare all’INPS la fruizione del diritto e la richiesta del pagamento. L’astensione anticipata prescritta dall’ispettorato è sempre retribuita all’ 80% dello stipendio dall’INPS, come i cinque mesi di maternità obbligatoria standard, quindi non è a carico del titolare;
  • il rischio riguardo al contatto con sostanze chimiche rimane problematico anche in allattamento nella valutazione fatta nei DVR, ma nella maggior parte delle farmacie non è difficile dal punto di vista organizzativo rispettare la prescrizione di astenersi dalla galenica

Fin qui la teoria. Cosa succede nella pratica?

Nelle aziende grandi, anche quelle che applicano il CCNL Federfarma , già da diversi anni nella maggior parte delle aziende alla comunicazione formale della gravidanza corrisponde l’immediato collocamento in astensione anticipata per rischio correlato alla mansione lavorativa, perchè se succede qualcosa alla gravidanza e il datore di lavoro non dimostra di aver messo in atto tutte le precauzioni prescritte la lavoratrice potrebbe chiedere un risarcimento, e allora viene utilizzato spesso questo principio di cautela preventiva.

Nelle farmacie private indipendenti invece in molti casi decidere di fare un figlio rende problematici i rapporti interni, e colleghe apprezzate fino al giorno prima raccontano di essersi trovate ad essere guardate come un peso e un problema, fin da subito e in proiezione futura.  Quasi sconosciuto il diritto a svolgere per almeno metà orario mansioni che non comportino la postura in piedi , considerata un abuso a prescindere l’astensione anticipata per rischio correlato alla mansione, semmai tollerata a malapena, e spesso con malelingue, l’astensione prescritta eventualmente dal ginecologo per gravidanza a rischio, questo ci dicono le testimonianze dirette di parecchie colleghe che ci hanno chiesto informazioni e consigli, e anche molte discussioni pubbliche viste nei gruppi FB di farmacisti .

In farmacia la larga maggioranza dei lavoratori sono donne, eppure il fatto che tra i 25 e i 45 anni una donna possa avere diritto (riconosciuto dalle leggi) di dedicare abbastanza serenamente qualche mese al futuro della specie, invece che stare “liberamente” inchiodata al banco a orario pieno fino quasi alle doglie sorridendo con le caviglie gonfie, da alcuni viene visto ancora come un pericoloso abuso di fiducia. Invece i contributi INPS si versano tutti per tutta la vita lavorativa proprio per usufruire delle tutele quando ci si trova ad averne bisogno e diritto.

A presto per un articolo su quello che succede al rientro dalla maternità. Stay tuned

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3 commenti

  • alice says:

    Vi racconto la mia esperienza, che è stata diversa nelle due gravidanza, anche se lavoro sempre per la stessa azienda.
    Prima figlia nel 2005, lavoravo in una 24h dove su 11 farmacisti 9 erano donne compresa la direttrice, senza provvedimenti formali all’ispettorato quando comunicai all’azienda la gravidanza fui tolta dalle notti e mi furono date mansioni più leggere del banco tipo la tariffazione , sempre di più mentre la gravidanza andava avanti. Poi al sesto mese fu il ginecologo a mettermi a casa perchè avevo qualche problema, poi è andato tutto bene.
    Seconda gravidanza tre anni fa, lavoravo in una periferica dove eravamo in tre, era cambiata la policy aziendale o forse la legge, mi hanno mandata a casa subito (e da un po’ fanno così con tutte), sono rientrata quando Niccolò aveva sei mesi avendone presi tre di obbligatoria post parto, uno di ferie e due di facoltativa. E poi due ore al giorno di permessi per allattamento fino a che non ha compiuto un anno. In allattamento veniamo esentate dal laboratorio ma non ci viene riconosciuta l’astensione dal lavoro per rischio mansione come in gravidanza.

    • alice says:

      E quando sono rientrata dalla prima maternità non ho fatto le notti fino all’anno della bimba, ma credo sia così per legge, come le ore di allattamento

      • Giusy says:

        Ciao!!..e invece lo stipendio come cambia?tolte le notte tolti anche gli extra notturni?Possono ridurre lo stipendio?

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