09 gennaio 2019

Cronache dalla trattativa Federfarma – episodio 6

Si è tenuto ieri 8 gennaio a Roma un incontro tra Federfarma e le sigle sindacali confederali, come annunciato dall’associazione datoriale il 20 dicembre al suo Consiglio di Presidenza.  Dopo l’estate è stato il secondo a delegazioni ristrette, su richiesta di Federfarma. La trattativa apparentemente langue da qualche mese, dopo un avvio più di un anno fa nel quale dal sindacato dei titolari erano stati posti alla discussione argomenti particolarmente ostici come la flessibilità degli orari, su cui anche su questo blog avevamo sondato le condizioni e gli umori dei collaboratori di farmacia (Parliamo di flessibilità, raccontaci la tua), assolutamente contrari ad allargamenti del grado di libertà delle aziende su questo aspetto.

Nel tempo trascorso dopo la fine della prima serie di incontri plenari le controparti hanno approfondito ognuno con i propri rappresentati i temi, la loro priorità e i margini di contrattabilità. Tra i nostri colleghi appare largamente prevalente la valutazione d’urgenza riguardo all’aggiornamento per tutti delle tabelle retributive ferme dalla fine del 2012, e la richiesta di consolidare diritti carenti , ad esempio inserendo un’assistenza sanitaria integrativa che sia anche adeguata alla composizione del settore (una platea a larga prevalenza femminile che ha un trattamento di maternità al minimo di legge).

Nel corso dell’incontro di ieri sono stati ulteriormente approfondite le disponibilità reciproche sui temi più controversi con l’intento di trovare sintesi percorribili, stante la consapevolezza di tutti del troppo tempo trascorso dalla scadenza del contratto attuale (sei anni), e della necessità di aggiornarne i contenuti alle modifiche normative e di contesto per consentire alle aziende di affrontare i cambiamenti, ma venendo incontro anche alle legittime aspettative dei lavoratori riguardo a un miglioramento delle loro condizioni contrattuali generali.

La posizione della Filcams CGIL su questo rinnovo, condivisa anche da Fiafant come associazione professionale e sostenuta negli anni nelle iniziative pubbliche organizzate insieme, ad esempio a Farmacistapiù, è sempre stata quella della necessità di maggior valorizzazione professionale di chi lavora in farmacia (e garantisce tanta parte dei servizi sanitari territoriali a cittadini sempre più bisognosi di prossimità), con l’utilizzo di tutti gli strumenti contrattuali a disposizione per garantire ai lavoratori una miglior tutela collettiva. Il contratto di lavoro delle farmacie private oltretutto, stanti le modifiche degli ultimi anni alle leggi sul settore, non è più solo il contratto di chi lavora nelle piccole aziende fino a quattro farmacie ma anche il contratto che applicano e applicheranno le catene private che stanno nascendo, e anche di questo bisogna tenere conto nelle valutazioni di merito.

Ieri infine è stata concordata la data per un incontro plenario tra le delegazioni trattanti di Federfarma e dei sindacati di noi lavoratori, che avrà quindi luogo il 18 di febbraio prossimo, per verificare insieme la fattibilità complessiva di un possibile nuovo accordo collettivo che possa far superare positivamente questo lungo stallo, come auspicato da tutti (compresa la FOFI, che rappresenta la professione e quindi tutti i farmacisti e che pertanto non partecipa alla trattativa contrattuale tra controparti, ma si è fatta pubblicamente portavoce del disagio espresso da molti collaboratori anche tramite le associazioni professionali).

In vista dell’incontro del 18 è stato convocato ieri anche un Coordinamento Nazionale Unitario delle nostre strutture sindacali di rappresentanza (Filcams CGIL, Fisascat CISL, UILtucs), che si terrà sempre a Roma una settimana prima ( l’11 febbraio) per sondare il mandato dei lavoratori e le loro perplessità riguardo ai possibili punti di sintesi, necessari per procedere verso il rinnovo di un contratto nazionale ormai talmente scaduto che avrebbe dovuto essere rinnovato due volte. E che a maggior ragione per questo ha bisogno di un rinnovo di valore.

 

 

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21 commenti

  • Carlo says:

    Proseguendo il discorso di prima sull’indennità quadri a maggior ragione se si matura nelle farmacie private sarebbe da conservare nel passaggio nelle comunali indipendentemente dal tempo determinato o indeterminato.

  • Michele says:

    Il motivo per il quale il ccnl dipendenti di farmacie private è scaduto da oltre sei anni (e non verrà rinnovato prima di un altro anno) è uno solo.
    Un solo motivo, questo: il non voler fare 5 semplici giorni di sciopero vero, totale.
    Al secondo, per non dire alla sera del primo, giorno di caos, i titolari accorrerebbero in fretta e furia, forse anche in ginocchio, a supplicarci di ritornare al banco.
    A qualunque nostra condizione. Scommettiamo?
    Saluti.

    • redazioneblog says:

      Ci piace chi ha delle certezze, Michele. Il 6 maggio del 2016 eri in piazza col camice per chiedere l’apertura del tavolo insieme a noi, vero? Peccato che eravamo in pochi, fossimo stati di più magari avremmo visto arrivare Federfarma per aprire la trattativa di rinnovo un unno e mezzo prima. Peccato davvero, ma grazie di averci provato con noi.

      • redazioneblog says:

        p.s. comunque non si potrebbero neanche proclamare cinque giorni di sciopero consecutivo tutti insieme in un servizio pubblico essenziale

      • Michele says:

        La vostra piccata risposta è un po’ fuori luogo.
        Ma per colpa mia, non vostra e spiego perché.
        Con quel mio commento un po’ secco non intendo “prendermela contro i sindacati”. Sarei troppo banale.

        Al contrario: me la sto prendendo con me stesso, e con tutti quelli come me che non erano in piazza nel 2016 (eravamo tanti a non esserci, troppi, come mi confermate voi qui).

        Ma… perché non c’eravamo?
        Ciascuno di noi avrà avuto i suoi motivi, più o meno giustificabili.
        Molti non sapevano, altri non volevano, alcuni non potevano, ma forse la maggior parte “non dovevano” esserci.
        Già, perché quando lavori in un’azienda di 40-100-15.000 dipendenti, scendere in piazza contro chi ti vessa e non ti rispetta, è un conto.

        Quando invece lavori mattina e sera a fianco al tuo titolare e/o alla sua consorte e/o al suo pargolo, e siete due/tre dipendenti è un po’ più difficile scendere in piazza. Soprattutto se anche tu a casa (in affitto o col mutuo) hai pargoli e consorti che dipendono in toto da quei tuoi 7/8 euro netti/ora.
        E allora che fai?
        Sogni.
        Si, Puoi solo sognare, e il sogno più bello che puoi fare è di proclamare e iniziare un bello sciopero, di 5 giorni, anzi di 10, anzi no: a oltranza.
        No meglio: fino a precettazione.
        Anzi ribadisco: alla fine basterebbero appena 1/2 giorni.
        Sogni.
        E deleghi. Sperando che chi si prende la briga e l’onere di portare avanti i tuoi diritti, ti comprenda, se rimani un passo indietro. Ma soprattutto che non fraintenda la tua rabbia e il tuo senso di impotenza.
        Rabbia che non è rivolta, appunto, contro chi ti rappresenta. E’rivolta contro chi ti umilia perché sa che non rischia niente. Non rischia Neanche di chiudere bottega per un giorno.
        Scusate lo sfogo. Spero almeno di essermi fatto fraintendere un po’ meno.

        • redazioneblog says:

          Grazie per il chiarimento del tuo pensiero, Michele. Sognare uno sciopero a oltranza per sfogare il senso di impotenza è un istinto comprensibile, ma quello che la nostra risposta cercava di far capire è che poi alla fine conta chi trova il modo e il coraggio di partecipare alle mobilitazioni vere. Non è facile ? Non è facile per nessuno. Ma qualche volta per portare le controparti a considerare le legittime istanza dei lavoratori è indispensabile. Lo hanno fatto anche i riders delle app (Foodora, Glovo etc), i meno garantiti in assoluto visto che non essendo riconosciuti come dipendenti e non avendo un capo con cui relazionarsi non hanno neanche bisogno di essere licenziati. I tavoli ministeriali non si ottengono col mailbombing, purtoppo, e limitarsi a sognare in queste situazioni è controproducente come l’omeopatia quando c’è una malattia grave. E quando si proclama uno sciopero si ottiene qualcosa solo se le adesioni visibili sono più dei like su FB, sennò quella proclamazione di sciopero si ritorce contro le istanze che voleva portare avanti, come un boomerang nei denti. Sognare scioperi ma intanto delegare (sul serio) però sarebbe già qualcosa di più: chi si prende la briga e l’onere di portare avanti i tuoi diritti, gente pericolosa tipo noi 😉 viene rafforzato dalle deleghe sindacali esplicite. Uno che ti umilia perchè sa che non rischia niente, quando vede comparire la trattenuta sindacale in busta paga (cioè la delega esplicita per la rappresentanza) quantomeno sa che non sei solo. L’iscrizione con il pagamento diretto della tessera non ha questo potere deterrente sui datori di lavoro, nè sul singolo titolare nè su Federfarma. Purtroppo tra i colleghi c’è poca consapevolezza di questo e tanti si limitano a masticare amaro e sfogarsi online senza fare nulla sul piano del reale. E poi magari danno la colpa del mancato rinnovo ai sindacati che non li rappresentano abbastanza efficacemente, come se bastasse saper argomentare la professionalità del nostro lavoro per veder crescere le retribuzioni. Purtroppo non funziona così.

  • stella says:

    Ma non vi siete accorti che le farmacie comunali le stanno vendendo tutte? Bologna, Genova, ora anche Roma…. teniamocelo caro il contratto che abbiamo!!!! Non vi ricordate nel 2013 quando ce lo volevano togliere??

    • stella says:

      Io lavoro in una farmacia comunale e voglio il contratto delle comunali… finchè non le privatizzeranno tutte!! Se i colleghi delle farmacie private hanno paura dei sindacati veri che firmano i nostri accordi, e si iscrivono ai sindacati fuffa che non sono neanche alla trattativa non è un problema che si deve scontare noi !!! Guardando la discussione sul contratto che si fa nei gruppi FB di farmacisti viene lo sconforto

      • redazioneblog says:

        Ciao Stella. Almeno qui cerchiamo di applicare la solidarietà tra lavoratori come valore fondante, sai , siamo affezionati a quell’idea antica delle società di mutuo soccorso da cui nacque la CGIL più di cent’anni fa. Lunga vita alle farmacie comunali che resistono comunque, e al loro contratto, su questo non si può non essere d’accordo.
        Riguardo invece alla sindacalizzazione dei colleghi delle farmacie private, ognuno è libero di aderire al sindacato in cui si rispecchia di più, Stella, anche se in questa scelta l’efficacia della rappresentanza dovrebbe essere un concetto chiave, e comprensibile anche ai colleghi meno avvezzi alla cultura sindacale. Nel 2013 se ti ricordi nelle comunali ci siamo riconquistati il contratto con le diffide e gli scioperi, ma perchè eravamo ben sindacalizzati da prima, e con stretti contatti con le strutture sindacali. Nella plenaria della trattativa Assofarm nei momenti più caldi si arrivava anche a una cinquantina di delegati aziendali che partecipavano agli incontri e ai coordinamenti. Questo fa la differenza, nei rinnovi.

        • stella says:

          Ok va bene la solidarietà, ma ai bambini che fanno i capricci bisognerebbe far capire che sbagliano e che rischiano di farsi male da soli: alcuni colleghi si stanno specializzando a scrivere lettere a chi non c’è, non si capisce sperando di ottenere cosa.
          Ho visto passare lettere alla FOFI, petizioni al ministro della Salute, del Lavoro, Vogliamo il contratto della sanità (quale?), per accelerare il rinnovo iscriviamoci tutti a un sindacato che non è al tavolo … e anche Aboliamo l’ ENPAF con un emendamento di una riga presentato da uno che era 5stelle e una settimana dopo di Forza Italia…. ma dove vogliamo andare??? Ma secondo voi ci possono prendere sul serio???

  • cristina says:

    buongiorno, sarebbe opportuno anche rivedere l’importo degli scatti d’anzianità per quanto riguarda il contratto farmacie private.

    • redazioneblog says:

      Buongiorno Cristina. Grazie del contributo alla discussione. Le cose da rivedere sarebbero parecchie, ma vanno inserite in una scala di priorità.

  • anita says:

    ciao,io lavoro in una farmacia gestita da una srl del Comune che,ovviamente, applica il contratto delle private.Riguardo ai turni di notte quando si può fare reperibilità e quando invece si è costretti a rimanere in farmacia?Se non sbaglio si parla di intervento alla chiamata notturna entro 20 min.La retribuzione di una notte trascorsa in farmacia può essere liquidata come reperibilità a 50 euro lordi?Oltretutto questo non dà diritto a nessun recupero per cui la quantità di ore trascorse in farmacia supera di gran lunga quanto previsto dal contratto.

    • redazioneblog says:

      Ciao Anita. Chi è a capitale pubblico e applica il contratto delle private lo fa per scelta, non è per niente ovvio, anzi.
      Le leggi che regolano le modalità di svolgimento del turno di guardia farmaceutica sono regionali, dipende da questo la variabilità di regole su battenti aperti/chiusi/reperibilità.
      Comunque se vuoi un’opinione su come ti retribuiscono le notti puoi provare a inviarci la busta paga.

    • anita says:

      ..il mio ovviamente era ironico!

      • redazioneblog says:

        Ah, ok. Ma come mai applicano Federfarma? e da quando? ci hai incuriositi, se ci mandi la busta paga ti si verifica sul serio, i contratti li conosciamo bene tutti e due. Comunque se stai in farmacia non sono ore di reperibilità ma di servizio effettivo, e non dovrebbero essere pagate a forfait

  • Carlo says:

    Se si arrivasse a un accordo in tempi brevi per sottoscrivere finalmente il contratto delle farmacie private,
    potrebbe riaprirsi anche la trattativa tra assofarm e farmacie municipalizzate che da un anno e mezzo è ferma per colpa della parte datoriale e arrivare anche in questo caso a un nuovo contratto da tre anni scaduto?
    Spero in ogni caso che i sindacati sollecitino Assofarm a riprendere la trattativa indipendentemente dal decorso degli incontri con federfarma. Io lavoro in una farmacia comunale e se posso suggerire un cosa da rivendicare è quella che permetterebbe ai farmacisti di mantenere scatti di anzianità e indennità speciale quadri nel corso della carriera lavorativa indipendentemente se uno cambia farmacia privata o comunale (e quindi contratto) che sia. Grazie

    • redazioneblog says:

      Ciao Carlo. Stando alle nostre fonti, anche con Assofarm qualcosa si sta muovendo e probabilmente ci sarà presto un incontro. Gli scatti d’anzianità comunque in tutti i contratti si perdono cambiando datore di lavoro, sono legati all’anzianità aziendale e si può solo provare a contrattarne individualmente il mantenimento con il nuovo datore di lavoro, come condizione di miglior favore individuale. L’indennità quadri invece è differente nei due contratti nazionali delle farmacie, e non sono commutabili l’una nell’altra nel passaggio tra i due, su questo hai ragione. Viene ai coordinamenti nazionali sindacali il vostro delegato aziendale? Se ne potrebbe parlare

      • Carlo says:

        Grazie per la risposta. Io lavoro in un contesto in cui il comune detiene una sola farmacia con pochi dipendenti e senza delegati sindacali. Quello che è incomprensibile è che, mentre nel contratto dei privati maturi l’indennità speciale di 100 euro dopo 2 anni di lavoro anche a tempo determinato e lo scatto di.anzianità, nel contratto assofarm se sei a tempo determinato non maturi niente. Occorre aspettare di essere fisso ma intanto per diversi anni non si hanno aumenti.Poi per carità il contratto assofarm ha anche dei pregi ma in sede di trattativa a mio parere si potrebbe intervenire su questo problema.

        • redazioneblog says:

          Carlo, nel contratto Assofarm c’è l’art. 18 e ci sono i diritti sindacali anche nelle aziende sotto i 15 dipendenti. Questo è un grande pregio. Potete farne uso quando volete

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